La presa della Bastiglia

L’occupazione si è finalmente conclusa con l’accordo che prevede regole più semplici per la regolarizzazione dei lavoratori immigrati. L’ultimo capitolo è stato scritto con la “presa della Bastiglia”: dal 27 maggio al 18 giugno i “grévistes” hanno occupato i gradini della scalinata dell’Opéra Bastille, appropriandosi di un posto simbolico e di grande impatto mediatico. Su quella scalinata era impossibile non vederli e non ascoltare le loro rivendicazioni.

Quello che chiedevano era la regolarizzazione di circa 6000 persone, lavoratori che da anni vivono e lavorano nella regione parigina dell’Ile-de-France. Sono stati mesi estenuanti di trattative e tensioni che durano dal 12 ottobre 2009, giorno in cui i lavoratori “sans-papiers”, cioè senza documenti, sono entrati in sciopero. In tutto questo tempo i lavoratori hanno cercato di richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e di resistere all’oblio che una lunga mobilitazione poteva comportare. Hanno dovuto rilanciare costantemente, grazie anche ad un aiuto costante ricevuto da 11 associazioni con la CGT in testa (l’equivalente della nostra CGIL), che vedevano nella questione sollevata da loro anche la chiave per discutere di problematiche che riguardano l’intero paese.

Queste persone hanno lavorato in nero, versando tuttavia i contributi e pagando regolarmente le tasse. Essere “sans papiers” in Francia, infatti, vuol dire più spesso lavorare con i documenti di qualcun altro, un amico, un familiare o una persona qualsiasi a cui si pagano i documenti, senza tuttavia godere di alcun diritto. Questa è la prima grande contraddizione che i lavoratori hanno sentito sulla propria pelle: ci sono persone che da 10 anni lavorano, pagano le tasse, ma che devono affrontare ogni giorno la paura di finire nei centri di ritenzione amministrativa nel caso in cui dovessero imbattersi in qualche controllo per la strada o nelle stazioni.

Per evitarlo inventano nuovi percorsi, studiano nuovi orari, camminano a passo rapido, hanno imparato ad essere invisibili.

Invisibili ma determinati fino alla morte, consapevoli dei propri diritti e delle nostre contraddizioni: molti hanno un nonno che è morto nelle trincee della Prima Guerra Mondiale o nei combattimenti della Seconda. I nipoti di quei soldati, vedono come sia possibile morire per la Francia, ma non viverci. Questa ingratitudine fa aumentare l’amarezza, amplificata dall’incertezza.

Sono loro che hanno rilanciato la lotta del movimento operaio. Una mobilitazione di questo tipo, con uno sciopero così lungo, non si vedeva da molti anni. In Francia come in Italia, sono sempre più spesso gli stranieri che si fanno carico della lotta per il riconoscimento di diritti per tutti.

Il governo, dapprima con Hortefeux, successivamente con il socialista riciclato da Sarkozy, Besson, ha cercato in tutti i modi di fiaccare il movimento. Ha assunto un atteggiamento intransigente confidando nel fatto che non avrebbero potuto resistere troppo a lungo e la questione si sarebbe sgonfiata.

Ma la loro determinazione era pari solo alla loro disperazione. Oramai non avevano più nulla da perdere. Sapevano che solo lottando fino alla fine avrebbero ottenuto qualcosa.

Hanno così rilanciato la loro azione occupando la piazza della Bastiglia. L’evacuazione con la forza avvenuta dopo una settimana non ha cambiato di molto la situazione. La sensazione è che il governo abbia voluto mostrarsi forte e padrone dell’iniziativa per non mostrare segni di cedimenti, anche se risultava chiaro come ci si avviasse finalmente ad una risoluzione del conflitto. Il giorno prima si era tenuta infatti una riunione tra rappresentanti del governo e dei sindacati in cui c’era stata una chiara evoluzione positiva.

Nonostante l’intervento in forze della polizia, gli scioperanti non hanno tuttavia demorso rimanendo sulla piazza. Si sono organizzati, hanno montato una tendopoli, hanno raccolto fondi, coperte e cibo. Hanno resistito alle intemperie (l’estate è ancora lontana qui a Parigi). Hanno resistito alle tensioni interne. C’era chi era propenso ad abbandonare il marciapiedi dell’Opéra Bastille, assecondando una richiesta del governo, per andare sul boulevard antistante, il che avrebbe significato perdere visibilità e forza contrattuale.

Si sono superate le tensioni di chi non apprezzava l’operato della CGT e delle altre associazioni. C’era chi si sentiva subordinato ed escluso dalle scelte fondamentali che la confederazione dei lavoratori operava. C’era chi reclamava la presenza di negoziatori “sans papiers” di fronte al governo, proposta che quest’ultimo ha voluto a tutti i costi evitare. C’era chi non condivideva la strategia messa in atto, ma anche le finalità. C’era chi si sentiva sfruttato e tradito. La questione dei lavoratori serviva in effetti alle diverse associazioni che hanno accompagnato i lavoratori per sollevare la questione a livello legislativo ed ottenere una circolare che rendesse più morbidi i criteri di regolarizzazione. Ai lavoratori, ovviamente, premeva anzitutto ottenere la regolarizzazione di chi era di sciopero da diversi mesi. È stata vinta anche la stanchezza di una lotta lunga ed un’occupazione molto pesante: ogni notte c’era il pericolo di un’evacuazione da parte della polizia, il freddo e la pioggia hanno creato non pochi problemi a quelle persone che, in assenza di un riparo, dormivano sui cartoni ed era costrette a svegliarsi per cercare un luogo asciutto ad ogni scroscio di pioggia alla ricerca perenne di cartoni asciutti per sostituire quelli che la pioggia rendeva inutilizzabili. Tutti questi elementi hanno provato i lavoratori. Ma la piccola tendopoli ha retto, la solidarietà ricevuta ha permesso la distribuzione regolare dei pasti, si è anche riusciti a montare uno schermo per seguire le partite dei mondiali. Molte persone esterne al movimento hanno solidarizzato e passato la notte all’aperto per prevenire una nuova evacuazione. Ma questa vittoria indiscutibile per i lavoratori potrebbe però essere una vittoria di Pirro. É in cantiere infatti un progetto di legge che inasprirebbe ulteriormente le norme di regolarizzazione per tutti gli stranieri.

Ma adesso non c’è tempo per questi pensieri: è il momento di preparare i dossier per ottenere il tanto agognato permesso di soggiorno.

Certo è che la questione, nonostante l’occupazione della Bastiglia, è passata quasi invisibile nei mezzi d’informazione, presi dall’euforia generale della coppa del mondo, e ben poco spazio è stato loro dedicato, evidentemente anche per non mettere in imbarazzo il governo.